PIANETA CHE SONO

Sono come su di un’orbita
che mi porta a toccare inverni
in cui mi trovo come quegli infermi,
resi disabili dalla guerra.

Combatto ancora con me stesso
ad ogni stagione che attraverso,
e ad ogni mese sono più perso
con l’approssimarsi del nuovo freddo.

Con questa rivoluzione sul mio asse,
per cui mi ferisco e spesso perisco,
ho la fortuna di ruotare
intorno al sole a cui ambisco.

E mi allontano mentre lotto
e neve cade sui miei occhi
e nero vedo come un morto,
coperto dal candore dei suoi fiocchi

Ma, mentre lotto, ancora strenuo,
mi riavvicino infine al sole
e tutto sciolgo e ancora tremo
mentre sento quel suo calore

E allora la lotta si fa più mite
e posso finalmente respirare,
senza neve sulle mie pupille
e con una voce con cui urlare,
con cui piango e grido,
all’universo,
tutta la gioia accumulata,
e sprigiono in me questo riflesso
di una nuova vita germogliata.

Dimentico di orbitare
e che tornerò nel gelo.
Ho solo i raggi come pane,
e la loro luce è come un remo.

Certe volte è il non sapere
o l’ingannarsi e dimenticare
che il futuro sarà ancora nero,
a lasciarci liberi di volare.

E orbito ancora.

F.S.

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Gocciolii

Questa è una novità. E’ la prima volta che pubblico una poesia. Pubblicare è una parola grossa, ne sono consapevole, ma nel suo piccolo, questo gesto significa moltissimo per me. Spero che qualcuno possa apprezzarla, che riesca magari a vedere ciò che sentivo di descrivere. Spero di esserci riuscito.

Gocciolii

Come un lavandino che perde,

ogni secondo che passa

goccia dentro di me

e cresce

il tonfo sordo del suo passaggio,

nella stanza vuota della mia mente.

Non riesco ad addormentarmi.

Sono anni che cerco di dormire,

mentre continue queste gocce

mi mantengono lucido

delle lancette che scorrono,

ed anche il permesso di sognare

mi è negato dal ticchettio indelebile del trascorrere.

Mi alzo a volte quando,

dimenticandolo,

penso di poter chiudere finalmente la mia perdita

e stringo con forza le maniglie

per cercare di arrestare questo fluire.

Quando la forza nelle mani

si è ormai arresa, torno vinto

nel letto in cui vivo,

e ricomincio ad ascoltare i gocciolii

che scandiscono la mia vita.

Vorrei poter sognare,

vorrei poter dormire per svegliarmi

da questo suono che m’acceca

e che m’attrae,

come una falena di fronte ad un lampione,

la prigione in cui è intrappolata,

che le permette di vedere,

illuminata,

la realtà che la circonda.

Queste gocce che riempiono la mia mente,

mi danno il dono di sentire la realtà che scandiscono,

ma nell’attrazione che a loro mi avvinghia,

non riesco a vedere che fuori è sorto il sole

e resto a fissare una piccola lanterna

quando intorno, del giorno,

è piena luce.

Rimango ad annegare in queste gocce,

senza poter raggiungere il mare di annegati

che continuano a galleggiare, senza accorgersene,

intorno a me.

F.S.